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Le gemelle - Cap.9 - La cena di famiglia
03.03.2026 |
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"Non riusciva a staccare gli occhi: le tette delle figlie che rimbalzavano, le cosce di Anna che tremavano, la lingua di Beatrice che usciva dalla bocca di Anna in un bacio profondo e osceno..."
Era un sabato sera di fine novembre, il primo vero invito “ufficiale” a casa dei genitori di Anna e Beatrice.Luca era nervoso. Non tanto per i genitori - che conosceva già da un paio di cene precedenti - ma per la presenza di entrambe le gemelle nello stesso spazio, con gli occhi dei genitori addosso. Anna aveva insistito: “Dai, amore, è solo una cena. Papà e mamma sono tranquilli, vogliono conoscerti meglio”. Beatrice aveva aggiunto con un ghigno: “E poi... sarà divertente”.
La casa dei genitori era una villetta a due piani in periferia, calda, piena di foto di famiglia, odore di arrosto e caminetto acceso. Il padre, Giorgio, un uomo alto e silenzioso con i capelli grigi, strinse la mano a Luca con forza amichevole. La madre, Laura, una donna minuta e sorridente, lo abbracciò subito.
"Finalmente ti vediamo con calma!" disse Laura. "Anna parla sempre di te."
Beatrice, seduta già a tavola, alzò gli occhi al cielo ma sorrise.
"Mamma, non metterlo in imbarazzo."
La cena iniziò tranquilla. Antipasti, risotto allo zafferano, arrosto con patate. Vino rosso. Conversazioni leggere: università, lavoro di Giorgio (ingegnere in pensione), turni serali di Laura (infermiera in un ospedale privato). Luca rispondeva educato, teneva la mano di Anna sotto il tavolo, sorrideva.
Ma sotto il tavolo, le cose cambiarono.
Anna, seduta alla sua destra, gli sfiorava la coscia con le dita, piano, innocente all’apparenza. Beatrice, davanti a lui, era più diretta: gli infilò il piede scalzo sotto il pantalone, lo accarezzò il polpaccio, salì piano fino al ginocchio. Luca si irrigidì, ma non poté fare nulla. Il cazzo gli si indurì subito nei jeans.
Anna si chinò verso di lui, finse di sussurrargli qualcosa all’orecchio ("Passami il sale"), ma invece gli morse piano il lobo, lingua che sfiorava.
Beatrice, intanto, gli infilò il piede tra le gambe, premette la pianta contro il rigonfiamento. Luca sobbalzò leggermente. Giorgio alzò lo sguardo.
"Tutto bene, Luca?"
Luca sorrise teso. "Sì... sì, tutto bene. Ottimo arrosto."
Laura rise. "Grazie! È la ricetta della nonna."
Sotto il tavolo Beatrice continuò: il piede che sfregava il cazzo sopra i jeans, dita dei piedi che cercavano la cappella. Anna, non da meno, gli infilò la mano sul suo rigonfiamento, coperta dalla lunga tovaglia del tavolo. Luca dovette mordere il labbro per non gemere.
La cena finì tra chiacchiere e dolce (tiramisù fatto in casa). Laura si alzò.
"Ragazzi, io devo andare. Turno di notte. Torno domattina alle 8."
Baciò le figlie, strinse la mano a Luca, salutò Giorgio.
"Comportatevi bene," disse ridendo.
Uscì. La porta si chiuse.
Giorgio si stiracchiò.
"Io vado a letto. Sono stanco. Buonanotte."
Salì le scale.
I tre rimasero in silenzio per qualche secondo.
Beatrice ruppe il ghiaccio.
"Andiamo in camera," disse. "Abbiamo finito il dolce... ma io ho ancora fame."
Anna rise piano, prese la mano di Luca.
"Vieni."
Salirono in camera di Anna. La porta si socchiuse.
Dentro, le gemelle si spogliarono in fretta. Anna si tolse il vestito, rimase in reggiseno e mutandine nere. Beatrice si tolse tutto, nuda, tette sode, figa depilata.
Luca si spogliò, cazzo duro.
Beatrice lo spinse sul letto.
"Sdraiati. Stasera ti usiamo noi."
Luca si sdraiò supino. Anna si mise a cavalcioni sul suo viso, figa sulla bocca. Luca le leccò il clitoride, lingua profonda. Anna gemette.
Beatrice si impalò sul cazzo di Luca, cavalcandolo lento.
"Cazzo... sì... proprio così..."
Anna si chinò in avanti, baciò Beatrice sulla bocca. Le due gemelle si baciarono appassionatamente mentre Luca leccava Anna e Beatrice lo cavalcava.
Rumori di carne, gemiti, letti che cigolavano.
Fuori dalla porta, Giorgio era fermo sulle scale.
Aveva sentito i gemiti. Era sceso piano, scalza, senza farsi sentire. Ora era lì, dietro la porta socchiusa, a guardare.
Vide le sue due figlie nude, che si baciavano, che usavano lo stesso ragazzo. Vide Luca che leccava Anna mentre Beatrice lo scopava. Vide i corpi delle sue figlie che si muovevano insieme, tette che si sfregavano, lingue che si intrecciavano.
Giorgio sentì il cazzo indurirsi nei pantaloni del pigiama.
Non poté trattenersi. Si slacciò i pantaloni, prese il cazzo in mano, iniziò a segarsi piano, occhi fissi sulla scena.
Giorgio rimase lì, schiena contro il muro del corridoio, respiro corto e controllato per non farsi sentire.
La mano si muoveva lenta all’inizio, quasi meccanica, stringendo la base del cazzo mentre guardava le sue due figlie nude sul letto. Anna era sopra, a cavalcioni su Luca, che la scopava con colpi profondi e ritmati; Beatrice era sdraiata accanto, una mano sul seno della sorella, l’altra tra le sue stesse cosce, dita che si muovevano in cerchio sul clitoride mentre baciava Anna con lingua visibile, lenta e bagnata.
Il letto cigolava piano, un ritmo costante che si mescolava ai gemiti sommessi delle due. Anna inarcò la schiena, gettò la testa indietro, i capelli che le cadevano sul viso sudato.
"Cazzo... Luca... più forte," ansimò, voce rotta.
Luca obbedì, afferrandole i fianchi con più forza, spingendo dal basso. Il rumore della carne che sbatteva contro carne arrivava attutito fino al corridoio.
Beatrice rise piano contro la bocca della sorella, un suono basso e roco.
"Vedi quanto gli piace scoparti? Senti come ti riempie..."
Anna rispose con un gemito, poi si chinò e succhiò il capezzolo di Beatrice, mordicchiandolo mentre continuava a cavalcare Luca.
Giorgio accelerò il ritmo della mano. Il cazzo gli pulsava forte, cappella già bagnata di pre-eiaculato. Non riusciva a staccare gli occhi: le tette delle figlie che rimbalzavano, le cosce di Anna che tremavano, la lingua di Beatrice che usciva dalla bocca di Anna in un bacio profondo e osceno.
Anna venne per prima.
Corpo che si irrigidì, un gemito strozzato che cercò di soffocare contro il collo di Beatrice, figa che si contraeva visibile intorno al cazzo di Luca. Luca spinse ancora un paio di volte, poi uscì da lei con un pop bagnato, cazzo lucido e gonfio.
Beatrice non perse tempo. Si girò, si mise a pecora davanti a Luca, culo in alto verso di lui.
"Ora me," disse, voce carica. "Riempimi come hai riempito lei."
Luca entrò in Beatrice con un colpo secco. Lei inarcò la schiena, gemette forte, mani che afferravano le lenzuola.
Anna si sdraiò accanto, spalancò le gambe verso la sorella.
"Leccami mentre lui ti scopa," sussurrò.
Beatrice si chinò, lingua sulla figa ancora pulsante di Anna, succhiando gli umori misti di Luca e di lei. Anna gemette, mani nei capelli della sorella.
Luca scopava Beatrice da dietro, mani sui fianchi, ritmo sempre più veloce. Il letto cigolava forte ora, testiera che sbatteva contro il muro.
Giorgio si segava più rapido, respiro affannato. Il cazzo gli pulsava nella mano, vene gonfie, cappella rossa e lucida. Guardava le figlie: Anna che si contorceva sotto la lingua di Beatrice, Beatrice che veniva scopata da dietro, culo che sbatteva contro il bacino di Luca.
Beatrice venne per seconda, urlando nel clitoride di Anna, corpo che tremava. Anna seguì subito dopo, cosce che si chiudevano intorno alla testa della sorella.
Luca spinse ancora due, tre volte, poi uscì da Beatrice e venne sulle natiche di lei, schizzi caldi che colarono lungo la schiena e sulle cosce.
Giorgio non resistette più.
Venne in silenzio, sperma che schizzò sul pavimento del corridoio, qualche goccia sul pigiama. Tremò, mano che rallentava, occhi ancora fissi sulla scena.
Le gemelle si girarono, si abbracciarono nude, si baciarono piano, corpi sudati e intrecciati.
Luca rimase in ginocchio, cazzo gocciolante, ansimante.
Anna sussurrò a Beatrice:
"Ti amo."
Beatrice rispose:
"Ti amo anch’io."
Poi guardarono verso la porta socchiusa.
Non videro Giorgio.
O forse sì.
Giorgio risalì le scale piano, cuore che martellava, cazzo ancora mezzo duro nei pantaloni bagnati.
Entrò in camera sua, chiuse la porta, si sdraiò sul letto.
Non dormì.
Sapeva cosa aveva visto.
E sapeva che non avrebbe dimenticato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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